Corriere del Ticino - Intervista a Filippo Colombo: «Due mesi fa ero in ospedale e Tokyo sembrava un miraggio»

14.07.2021

 

Che livello di forma senti di aver raggiunto rispetto ad una stagione normale, senza infortuni? E quali saranno le tue ambizioni per la gara del 26 luglio?

«È molto complicato formulare delle ipotesi. Le ultime settimane sono state più che altro un periodo di carico per arrivare a Tokyo nelle migliori condizioni possibili. Domenica, ad esempio, ho approfittato del GP Ticino, una gara su strada, per mettere altri chilometri nelle gambe. I dati numerici ottenuti in allenamento sono confortanti, tra i migliori mai registrati. Sono valori simili a quelli che mi hanno permesso di arrivare settimo al Mondiale del 2020 e quindi è giusto pormi certi obiettivi ed essere speranzoso. Però vedremo: per me è un po’ come essere ancora all’inizio della stagione».

Nella settimana appena trascorsa in Costa Azzurra con il team «Absolute Absalon» ti sei allenato su un tracciato simile a quello che troverai a Tokyo. Che indicazioni ne hai ricavato?

«Si tratta di un percorso molto esigente. Le salite sono corte, ma di conseguenza lo sono anche le discese, per cui non c’è mai la possibilità di recuperare le energie. Bisogna continuamente spingere sui pedali e rimanere attivi e attenti in discesa, sugli ostacoli artificiali. Lo confesso, a me piace parecchio».

Nel 2020 sei appunto entrato nel team fondato da Julien Absalon, duplice campione olimpico. In pratica il tuo datore di lavoro è stato il più grande rivale del tuo connazionale Nino Schurter...

«Sì, ed è una cosa su cui ogni tanto ci capita di scherzare. L’ambiente della mountain bike è ancora molto familiare e io sono fortunato ad avere un ottimo rapporto con queste due leggende del nostro sport. Cerco di attingere dall’esperienza di entrambi. Julien, ad esempio, mi insegna a focalizzarmi su ciò che conta davvero, tralasciando tutto il resto».

Quelle di Tokyo saranno Olimpiadi molto diverse dal solito e senza pubblico. Cosa ti aspetti?

«Purtroppo anche noi atleti saremo soggetti a rigide restrizioni. Non saremo autorizzati ad incontrare nessuno, né a muoverci al di fuori del nostro contesto di allenamento-gara. Cercherò comunque di godermi ogni minuto di questa esperienza, pur sapendo che mancherà l’atmosfera festosa tipica dei Giochi».

A proposito di

Dr. med. Jean-Claude Sedran

Specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore, membro FMH